Mariano Tripiciano

Yahoo Finanza – Mariano Tripiciano

La narrazione dell’Italia in difficoltà è fatta di molti capitoli. Da quattro anni a questa parte, uno dei più consistenti è quello dedicato ai cervelli in fuga, al capitale umano che se ne va, portando via con sé la formazione e le idee. Un problema, questo, che restringe lo spazio dedicato a chi continua a scommettere sul nostro Paese, e che compie il salto, approdando in Italia a fare innovazione: è il caso di Mariano Tripiciano, trentenne argentino, head of operations per l’Europa di Fanplayr, una società nata a Palo Alto che offre una tecnologia rivolta al mondo dell’ecommerce basata sulla proposta di sconti intelligenti generati in tempo reale, per aumentare il carrello medio degli utenti e il fatturato online degli store virtuali.

Mariano ha avviato la sua carriera di startupper e imprenditore in Argentina, ma ha vissuto e lavorato in Inghilterra e in America. Eppure ha scelto l’Italia, un mercato interessante per l’e-commerce e per Fanplayr che ha appena avviato una parnership con Zanox, TradeDoubler e TradeTracker, tre dei principali network internazionali di affiliazione.

Mariano Tripiciano, hai iniziato la tua carriera di startupper e imprenditore tra Buenos Aires e Londra, ma hai scelto di lavorare e vivere in Italia: perché? L’Italia è un Paese attraente per lavorare?

Sono arrivato in Italia per motivi non lavorativi e subito mi sono innamorato di questo bellissimo Paese. Le mie radici italiane hanno contribuito nella decisione di trasferirmi a Milano, città in cui ho trovato la vivacità di una metropoli come Buenos Aires e lo stile di una città europea. A differenza di tanti giovani italiani, vedo l’Italia come un Paese capace di offrire tantissime opportunità. Forse essere argentino, cioè allenato a sopravvivere in tempi di crisi, mi permette di considerare tutto da una prospettiva diversa, più positiva. Credo che in Europa, in generale, non ci sia l’abitudine a inventarsi un lavoro o a cogliere opportunità nascoste perché l’economia della regione è sempre stata florida. Ma adesso anche qui i giovani stanno cambiando il loro punto di vista: vedo nascere ogni giorno nuovi progetti, nuove start-up e piccoli imprenditori che vogliono creare, innovare e avere successo. Milano, in particolare, è la città perfetta per sviluppare un business a livello europeo, anche per un motivo logistico: è collegata da 3 aeroporti vicini al centro dove volano compagnie low-cost e da treni ad alta velocità che permettono di arrivare, ad esempio, a Torino in un’ora per un appuntamento e di tornare subito in ufficio.

Da straniero, prima dell’arrivo in Italia, che immagine avevi del nostro Paese? Cosa è cambiato nella tua percezione, vivendoci?

La prima cosa che ho notato è quanto gli italiani somiglino agli argentini. O meglio: noi argentini siamo molto italiani, con quasi l’80% di abitanti di orgine italiana, provenienti dalla penisola in periodo di guerra .Dal mio arrivo, non ho cambiato nulla della mia impressione iniziale: sostengo ancora che gli italiani siano molto intelligenti, abili nel fare business e veloci nel mettere in atto le loro idee e i loro progetti senza perdere il tempo e senza fermarsi davanti agli ostacoli.

Sei Head of Operations per l’Europa di Fanplayr, un’azienda con base a Paolo Alto che sviluppa tecnologie per l’e-commerce e che sta crescendo nel nostro Paese: come cambia il modo di fare business in Italia?

Parlando del nostro business in particolare, sono rimasto veramente molto stupito del fatto che tante aziende piccole e medie, ancora gestite dalle famiglie che le hanno fondate e che ne sono proprietarie, abbiano dato un feedback davvero positivo alla nostra tecnologia. Le aziende italiane sono molto più predisposte a testare nuove idee rispetto ad altri Paesi come la Francia o la Germania. E poi mi piace tantissimo l’ambiente rilassato e informale che si crea anche al momento di fare business, senza nessun tipo di dress code. In questo è molto diverso dallo stile americano. L’unica cosa che vedo poco sviluppata è la collaborazione dello Stato al momento di dare un minimo di sostegno per i giovani startuppers. Lo Stato dovrebbe essere come un VC (venture capital) per i ragazzi con tanta voglia di fare. Purtroppo in Italia non esistono praticamente programmi di incentivi per le start-up.

L’innovazione è un settore in cui l’approccio e le differenze culturali contano? Che tipo di ambiente hai trovato in Italia, come è il contesto, favorevole per fare attecchire start up?

Prima di arrivare in Italia ho vissuto a New York dove le differenze culturali contano davvero. Si tratta di un mercato quasi impossibile per tante persone che perdono l’energia a metà strada e falliscono perché hanno l’impressione che sia impossibile creare un business di successo. In Italia ho trovato un ambiente diverso, con giovani che arrivano da tutto il mondo o persone che hanno superato i 50 anni che cercano comunque di reinventarsi, come Gabriele, business developer indipendente per Fanplayr Italia, che ha lavorato nel mercato dell’elettronica per oltre 20 anni e adesso sfrutta i contatti maturati nella sua carriera per proporre la tecnologia di Fanplayr agli ecommerce di elettronica. Inoltre, ci sono tanti nuovi posti come StartMiUp, un co-working space dove Fanplayr ha iniziato già un anno fa prima di prendere il volo e spostarsi in un ufficio privato. Posti come questo sono ottimi per fare networking e stare in contatto con persone ricche di spirito imprenditoriale.


Fanplayr ha clienti in Francia, in Germania e in  Spagna e ora anche in Italia, a cui offre una tecnologia in grado di generare un aumento del carrello medio e quindi del fatturato degli store online: in che modo le aziende italiane approcciano queste evoluzioni, e come risponde il target italiano?

Le aziende italiane sono state una vera sorpresa. Fin dall’inizio hanno capito il potenziale di Fanplayr quando in altri Paesi abbiamo impiegato 4 o 5 volte più tempo. In Italia i commercianti sono molto consapevoli: sanno che Fanplayr dà loro una mano a realizzare sconti online in modo intelligente ed è lo strumento perfetto per ottimizzare gli investimenti ed evitare quelle che noi chiamiamo offerte “spray and pray”: gli store italiani come Cisalfa Sport o KiKO stanno adottando Fanplayr per questo.

Fanplayr è un’azienda di Palo Alto: il modello americano, o californiano, nel campo delle start up continua a essere un punto di riferimento; in cosa invece dovrebbe  essere più “europeo”?

Quando siamo partiti, nel 2012, Fanplayr non era per niente europea, aveva un approccio con i clienti molto americano, molto serio. A volte non si partiva con una campagna solo per la mancanza di una firma o di un documento. Una cosa che ho imparato lavorando con un grande amico spagnolo, Marco Juncadella Hohenlohe, è che a volte bisogna non essere molto rigidi per fare business ed è più utile permettere al cliente fare di una piccola prova del prodotto: è così che in poco tempo ci si trova un’email con il contratto firmato – e si è sicuri di proporre un prodotto veramente valido. Vale lo stesso stesso se parliamo delle tecniche di vendita: quando sono arrivato, ho trovato un documento con 50 steps da seguire per una telefonata, con ogni risposta per ogni possibile domanda del cliente. Qui si lavora in modo diverso: pensiamo che non tutti i possibili clienti siano uguali e, anzi, che bisogna adattarsi ad ognuno per entrarvi in relazione. Il team italiano ha cambiato il modo con cui i colleghi californiani si rivolgono al mercato americano – e ne siamo molto orgogliosi.

In Italia l’e-commerce è in crescita,  cosa manca affinché esploda del tutto? Pensi che ci siano ancora ostacoli di tipo culturale a una piena crescita dell’e-commerce in Italia?

Non dobbiamo aspettare che esploda, dobbiamo aiutarlo a farlo: il processo di crescita è progressivo e si può accelerare con piccoli cambiamenti, come ad esempio una semplificazione da parte delle banche dei procedimenti per attivare le carte prepagate da usare per gli acquisti online. Gli acquirenti sanno già che le spese online sono convenient i perché permetto di trovare più opzioni di prodotti a prezzi competitivi: per far crescere l’ecommerce, gli store dovrebbero offrire sempre più prodotti, servizi veloci di consegna e, ultimo ma non meno importante, una totale sicurezza al momento di inserire dati delle carte. Un altro elemento fondamentale per accelerare questo processo è la diffusione dei dispositivi mobili come smartphone e tablet, che permettono di effettuare acquisti in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento.

Dove ti vedi in futuro? Ancora in Italia, o all’estero per una nuova avventura?

Ho già deciso che voglio vivere in Italia. Sono un po’ stanco di cambiare città, ne ho cambiate 4 in 5 anni. Penso che l’Italia sia il posto ideale per creare una famiglia, piena di posti belli che si raggiungono facilmente, buona cucina ovunque, e soprattutto persone con un gran cuore. Ma il mio sogno sarebbe aprire un altro ufficio a Buenos Aires per tornare spesso a casa. La famiglia e gli amici mi mancano sempre. Questo sogno potrebbe non essere poi così lontano: stiamo aprendo al mercato latinoamericano col nostro primo partner, la piattaforma TIENDANUBE.COM.

Ci sono continui paragoni tra europei del sud (spagnoli, italiani, portoghesi) e sudamericani. Che futuro vedi per il tuo paese di origine? Come sta il Sudamerica e dove sta andando?

Gli Europei del sud sono molto simili a noi, abbiamo il sangue latino che ci caratterizza, viviamo tutto con tanta passione sia per quanto riguarda il lavoro che la famiglia, lo sport, gli amici, la vita. A volte ci mettiamo troppo cuore e questo può fare soffrire, ma io sono orgoglioso di questa nostra natura. Il mio Paese, o meglio il Sudamerica in generale, paga le conseguenze di essere governato da una classe politica spesso corrotta. Si tratta di un territorio infinitamente più grande rispetto all’Europa: solo la Provincia di Buenos Aires ha una superficie superiore a quella dell’Italia. Le potenzialità di sviluppo sono enormi e i sudamericani lo hanno capito. É anche per questo che non accettano più le bugie dello Stato e sono in aumento i movimenti di protesta e le rivoluzioni, come sta succedendo in Venezuela.

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